Educazione e Pedagogia

OSSERVANDO E POI AGENDO: la Pedagogia circolare degli Aborigeni

Gli aborigeni avevano compreso 
che nessun essere può raggiungere un livello di natura più elevato
se non si pone fine all’esistenza precedente.
Claretta Orlandi – “Iniziazione al mondo degli aborigeni”.

 

Quando si parla di educazione, siamo soliti portare il pensiero a modelli già conosciuti, propri delle società cosidette “civilizzate”. Di rado riusciamo a considerare come “pedagogici”, sistemi a noi lontani, e di cui è difficile accostarsi senza rimanere turbati da contraddizioni e lontananze di pensiero.   Quello Aborigeno è sicuramente un mondo a noi distante, ma che in epoca recente è forse più penetrabile, grazie alla diffusione di un nuovo tipo di cultura, che vede, nell’adozione di uno stile di vita più vicino alla natura, un modo per riprenderci ritmi meno artificiali.

Se da una parte, convenzioni, leggi, pratiche civili, ci portano sicurezze e comodità, dall’altra ci chiedono un tributo in termini di sentire animico. Più che di educazione gli aborigeni parlano di iniziazione, per questo vogliamo chiedere a Clara Orlandi, autrice del libro “Iniziazione al mondo degli aborigeni” distribuito da “Mediterranee edizioni”, alcune annotazioni in merito.

Nel testo, l’autrice propone, in chiave fantastica e poetica, il mondo e le leggi che regolavano la vita degli aborigeni australiani. I rappresentanti di questo antico popolo erano pittori, scultori, musicisti e maghi, e basavano la loro esistenza, in modo particolare, sulle leggi dell’amore, del rispetto per i simili e per il territorio.
“Il cerchio prende perché il punto dà. La materia è ricca se lo spirito è ricco, e lo spirito non accumula e conserva ma dona e condivide. È nello scambio che tutto cresce, fiorisce, si vivifica …”. Lo scopo del saggio è quello di far comprendere che le Leggi Universali, se condivise da tutti gli esseri umani, indipendentemente dal giardino in cui vengono “piantate”, danno sempre buoni frutti:

G.S.: Buongiorno Clara, leggere il tuo libro provoca quelli che chiamo “Turbamenti trasformativi”, ovvero esperienze che ci portano lontano dal nostro modo di sentire, ma proprio per questo ci costringono ad attivare la riflessione e rimetterci in discussione. Essere iniziati per i ragazzi aborigeni vuol dire “uccidere” il bambino che è in loro e rinascere uomini, non senza passare attraverso eventi traumatici. Questo per una cultura, come la nostra, che coccola e ascolta “il bambino interiore”, e che spesso tende a trascinarsi dietro “l’incanto dell’infanzia”, è arduo da digerire. Quale è il tuo pensiero, costruito su esperienze concrete con la civiltà aborigena?

C.O. : Grazie Giusi innanzi tutto per l’interesse che dimostri nei confronti di questa antica cultura, da cui mi piace trarre insegnamento. Certo, non possiamo paragonare la nostra cultura alla loro, in apparenza, troppo lontana nel tempo e nello spazio. Che poi così lontana non è se si pensa al tempo circolare, ma questa è un’altra storia. E’ una storia che appartiene al FLUISMO, ma di questo parleremo in seguito. Il bambino per loro già prima di nascere poteva contare sulla forza dello spirito. Gli aborigeni non davano tanta importanza al rapporto sessuale che, di fatto, creava una nuova vita. Uomo e donna, insieme, quando avevano deciso di portare alle acque esterne  un nuovo essere, si recavano in un luogo sacro che poteva essere una roccia, un albero, una polla d’acqua, ecc. e lì aspettavano, insieme, di essere graditi a qualche Spirito Bambino che poi sarebbe entrato nel corpo nella donna. Il Bambino/a aveva due cacin ovvero due anime, una per le cose materiali e l’altra per lo spirito. Avevano dunque un ‘corredo’ ben strutturato che permetteva loro, dopo l’iniziazione, di assumere questo ruolo da adulti senza problemi particolari e ti dirò di più che l’iniziazione, sotto altre forme, durava tutta la vita sia per gli uomini che per le donne, quindi a partire dall’infanzia si metteva in atto una continua trasformazione. Gli adulti potevano addirittura cambiare nome, e il nome nuovo indicava il nuovo livello di consapevolezza.

G.S.: Personalmente ho trovato cruenta l’iniziazione fisica dei ragazzi, denti strappati, cicatrici profonde ecc. Mi sono chiesta perché una cultura tanto espansa, come quella aborigena, che rispetta i ritmi naturali, risolve i conflitti senza guerre ecc.…, si accanisca tanto sulla bellezza e sull’innocenza dei loro “giovani”? è così necessario?

     C.O.: Questa è una bella domanda e per comprendere è necessario contestualizzare. Quelle di cui parli, per i ragazzi e le ragazze non erano violenze fisiche ma atti di coraggio. Gli Anziani che conducevano queste prove, che avevano subito a loro volta, sapevano bene che negli spostamenti frequenti che conducevano, il bush, il deserto, le montagne, la fame la sete, le ferite del corpo, slogature, fratture, e tutte le altre cose che potevano capitare loro avevano bisogno di coraggio e di sopportazione del dolore. In entrambi i casi le prove rigide e gli insegnamenti rimanevano scolpite nella mente “Ogni entità vivente ha uno spirito che si è incarnato per completare una funzione nella costruzione, operazione e progresso cosmico verso il Fine Ultimo. Lo Spirito non muore mai, è eterno e sperimenta il buono e il cattivo, il dolore e la gioia attraverso la modificazione delle forme che usa come veicoli…”

G.S.: Scorrendo il libro ho notato che l’iniziazione maschile e quella femminile sono diverse, a meno che la donna non decida di essere indipendente e poter partecipare alla caccia con gli uomini. Questo è valido per la cerimonia dell’iniziazione, dove il passaggio all’età adulta prevede lo sviluppo della coscienza del proprio ruolo. Durante l’infanzia invece quale è l’educazione dei bambini?

C.O. :  L’educazione dei bambini  corrisponde a quello che dicono i più grandi pedagogisti di tutti i tempi :  coccole e libertà assoluta di girare per il campo anche da soli perché tutti li vezzeggiavano e facevano loro dei piccoli regali.  Durante le uscite, invece, erano sempre attaccati alla madre che era la loro prima educatrice. Venivano educati col canto e con l’esempio,  le donne adulte facevano schioccare la lingua come per dire ‘fai attenzione’ e cantavano. Nel decalogo delle Leggi in appendice al libro, ho riportato la nota canzone “Dai a me bambino, dai a noi bambino, dai a loro bambino” queste dolci nenie arrivavano meglio dei rimproveri e delle imposizioni. Le nonne poi, tutte le mattine e tutte le sere, davanti al fuoco imponevano le loro mani, dopo averle scaldate, sul capo dei nipoti. Loro erano le uniche che potevano farlo sui nipoti maschi e femmine anche in età adulta. Davano delle regole che andavano dal buon comportamento, al rispetto delle leggi ma anche cose pratiche come la gestione della sessualità

G.S. : Intanto ti ringrazio Clara, come abbiamo potuto vedere le “Dinamiche Pedagogiche” rientrano nel tempo circolare e hanno molti punti in comune tra loro. È importante non dimenticare mai di contestualizzare e sentirci parte del grande cerchio della vita. Vorrei farti un’altra domanda: Come si inserisce in questo cerchio la nuova corrente del XXI secolo, ovvero IL FLUISMO?

C.O. : Il Fluismo è il frutto stesso di questo cerchio che è poi il Tempo circolare. In questo Tempo circolare il Fluismo era già,  ma si chiamava in altro modo. Il termine Fluismo è solo un ‘modernismo’ che incarna la visione attuale di quello che in realtà esiste dal Tempo dei Tempi, così come oggi la scienza parla di fisica dei Quanti, ieri si parlava di Tempo del Sogno per quello che riguardava gli aborigeni australiani. Processo, questo, che riguarda tutte le fedi religiose che conosciamo, sarebbe interessante muovere una ricerca in tal senso. Per ciò che concerne il Fluismo mi sono resa conto, non subito, che nel Manifesto sono racchiuse, in chiave moderna, tutte le Leggi aborigene che mi è stato dato conoscere, comprese quelle pedagogiche. La legge della pedagogia è riconducibile ad una: Osservare, pensare, agire con amore! Grazie Giusi per avermi dato l’opportunità di parlare di questi Signori del Bosco!

 

Nella foto: “Iniziazione di un ragazzo” opera di Clara Orlandi

Clara Orlandi

Nasce  il 22 marzo del 1947 a Roma dove vive e lavora.

 Titolo accademico: diploma di Missiologia Pastorale, ad indirizzo inter-religioso conseguito summa cum laude presso la Università Gregoriana di Roma nel 2006. Poetessa, scrittrice: Claretta Orlandi, Movimento d’Ordine e Armonia, Libroitaliano, 2001.Tenera Foglia, Libroitaliano, 2003, Universo Multiverso, Poeti italiani contemporanei, Ismeca, 2010, Ritmi Poetici, SD collezioni editoriali, 2015, Essenza d’Amore, SD collezioni editoriali, 2016, Occhi-grigi e il vento del Sudan raccontano storie, Un viaggio sul Nilo e oltre, SD collezioni editoriali, 2017.Anterem Biennale di Poesia Dire La Vita (poesia, arte e musica) menzione speciale della giuria Lorenzo Montano  per Nuvole di fuoco sognando l’universo, Anterem, 2008.Universo Multiverso, Premio Selezione Poesia 2010, Ismeca, 2010.Claretta Orlandi, Il Giardino di Orito, sulla via dei kami tra Edo e Fushimi-Inari, ed. Albatros, 2011.Ricercatrice, studiosa della cultura aborigena australiana: Claretta Orlandi, Il Sole abita Uluru, Australia tra Oriente e Occidente, Settecittà, 2000.Claretta Orlandi, Iniziazione al Mondo degli Aborigeni, Edizioni Mediterranee, 2003.Clara Orlandi, Un solo Dio per Benedettini e Yuat Nyoongara? La conversione un fatto tra fede e religione, Editrice Pontificia Università Gregoriana, 2008. Giulio Cipollone-Clara Orlandi, Aborigeno con gli Aborigeni, per l’evangelizzazione in Australia, Libreria editrice Vaticana, 2011. Clara Orlandi-Jesús-Ángel Barreda, Rudesindo Salvado, un missionario fra gli aborigeni australiani, Editrice Pontificia Università Urbaniana, 2014; Clara Orlandi, Le figlie del Sogno aborigeno, libere, sottomesse, autodeterminate, Edizioni Edifir, 2016.Iniziatrice dello stile pittorico del Fluismo post-aborigeno, ha partecipato a numerose mostre collettive e personali sempre ‘intrecciate’ con la musica e il racconto del Tempo del Sogno. Sarà presente dal 24 giugno al 16 luglio al 60° Festival dei Due Mondi di Spoleto presso il Palazzo Mauri.

 

Nella foto: Clara Orlandi e Giusi Scerri

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