Per fiorire ci vuole Poesia

Dimora

Al mio corpo
che mi è stato dato in prestito
attraverso il quale passano le galassie e i misteri delle stagioni
Che talvolta temo e biasimo
per il suo peso e i segni del tempo
Esso si fa nave per trasportare sogni, dolori, sentimenti
lì traduce in malanni più o meno sopportabili
si che io l’ascolti e alleggerisca l’animo
A questo corpo che maledico quando sento dolore
che innalzo a tempio, quando le tue braccia mi circondano la vita
quando le mani diventano dimora
In quei momenti io lo sento tutto, quasi lo dimentico
per come diviene leggero
non mi ricordo delle stilettate acute nei miei muscoli
della pesantezza che si accende nelle ossa
Esso contiene le lacrime nude, che si nascondono all’esterno
ma dentro, mi tirano continuamente per la manica
le poche volte che straripano fuori
sono così cariche, che recano danni al raccolto
Ha accordato le mie mani sulle frequenze del cuore
cosa posso volere di più, cosa?
Corpo tu sei la mia casa, la mia auto, il mio santuario
dimora dei sensi e del perdono
Sei lo scrigno che ho in dote per la vera perla
che un giorno prenderà il suo posto nella collana di eterno
Oggi ti riconosco e mi inchino
onorando ogni attimo e vedendo in te la bellezza che meriti

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