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Compassione a Km 0 – La filiera corta dei sentimenti

È un soggetto di mezza età, pacato, educato quanto basta, entusiasta ma non troppo, seduto su una sedia di ferro, retaggio di tempi in cui vi era abbondanza, aspetta paziente e confuso il momento del prelievo.

Il braccio è steso su un metallico tavolo grigio.

Lo sguardo è vitreo, l’incarnato pallido; le siringhe lo hanno da sempre terrorizzato, il rumore dell’ago che penetra le vene, gli fa roteare la testa.

Non sente più niente, a mezz’aria dal proprio cuore, e da quello del mondo.

Chiude gli occhi, la vista del sangue lo farebbe oscillare di nuovo, eppure se avesse il coraggio di guardare, si accorgerebbe che la provetta non contiene liquido rosso, bensì una pulsazione incolore.

Quella che ogni giorno viene prelevata a tutti noi, depauperati di ogni bene fisico, morale e spirituale, in modo da poter sopportare, con il giusto contegno, le carneficine di fratelli, amici, figli, amori.

In fondo, sono “abbastanza distanti” da noi, alcuni nel tempo e altri nello spazio e in questo modo ogni partecipazione diviene quasi scandalosa, roba da damine ottocentesche, da far riprendere con lo spirito inzuppato nel panno.

Tolleriamo stragi e poi ci solleviamo contro le “merendine piene di conservanti”, che fanno tanto male ai nostri figli, invece il “fuoco amico” centrato, scientifico e sicuro lì spazzerà via in un momento e almeno non dovranno lottare con i chili di troppo tutta la vita o con problemi di colesterolo.

Avvaliamo “impercettibili delitti”, in famiglia, al lavoro, nelle relazioni,        ci lasciamo avvelenare lentamente ogni tipo di sensazione.

Sta bene fingere, ciò che più non è, pagare conti per cocci che non abbiamo rotto, fare scelte di comodo, pensare a comando, soffrire ma non troppo; Soprattutto ringraziare, per la grande anestesia che ci rifilano, ogni volta, che devono essere prelevate nuove dosi di anima.

Ci fanno credere che essa non esista o che averla sia talmente scomoda in questo mondo, che è meglio far emergere la “bestia”, quella è vincente, sa come muoversi e sorprenderci.

Prelevano oro e ci donano specchietti, è una vecchissima e triste storia, mentre noi scorriamo la vita, come riflesso di noi stessi, perdendo l’occasione di incontrarci veramente.

Ci indigniamo per le stragi, ma quel tanto che basta, la filiera dei sentimenti diviene ogni giorno più corta, ci pare anche stupido soffermarci troppo, abbiamo scadenze, impegni, vite da onorare come vuote divinità.

Eppure i miracoli esistono: succede che l’universo, mosso a pietà, verso alcune anime, decida di lanciare loro un aiuto, concretizzandolo,  su questo campo minato che è la terra, inviando consapevolezza, amore, connessione.

Ci rendiamo conto, di colpo, che nessuno, può costringerci al prelievo, che certe consuetudini possono essere interrotte.                                                      che anche se la scelta è faticosa, mentre camminiamo i labirinti artificiali, man mano riusciamo a sorvolarli, a vederli piccoli, rispetto alla vibrazione che universo emana verso il nostro centro ed essenza torna forte.

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