Crescita personale Educazione e Pedagogia Meditazione e Mindfulness

I bambini di domani

Ormai, da tempo, svolgo interventi educativi nelle comunità rivolte alla”terza età”.  Gli ospiti, che vivono nelle case di riposo, hanno spesso patologie degenerative:  vedere dei “miglioramenti” o destare un interesse, nel senso classico del termine, non è facile, si può parlare caso mai di un mantenimento, di far conoscere, ancora, nuove possibilità.

Le resistenze che si incontrano sono tante: paure, sfiducia, preconcetti ormai ossidati, apatia, scarso interesse, e pur essendo sostenuti da progetti consistenti, la pedagogia, in questo territorio si trova a dover avere un buon grado di sopportazione alle frustrazioni.

Quando osiamo portare l’intervento educativo, nei contesti suddetti, dobbiamo essere consapevoli della storia di ciascuna persona, delle patologie, delle risorse a disposizione, dei differenti ruoli che ricoprono le varie figure professionali che operano, dei familiari della rete dei volontari, e delle regole formali e informali che ci sono all’interno di ogni comunità.

Le figure che all’interno di contesti di cura operano attraverso la relazione educativa sono: l’educatore, il Pedagogista e più recenetemente il  “geragogo”.  La geragogia dovrebbe designare la disciplina che ha per oggetto lo studio delle teorie dei metodi e dei problemi relativi all’educazione dei soggetti cosidetti anziani. Il termine geragogia è stato introdotto per la prima volta da Angiolo Sordi nel 1973, in un trattato di gerontologia e geriatria, è veniva indicata come la psicopedagogia dell’invecchiamento.  La geragogia dovrebbe quindi mirare ad educare all’invecchiamento a mantenerne l’autonomia della persona, anche in tarda età. Essa ha come compito principale quello di insegnare un nuovo orientamento nel gestire l’esistenza. La geragogia pone l’accento sull’importanza del concetto di educazione perseguita attraverso tutte le età della vita, Superato quindi il preconcetto che in tarda età non si è più in grado di apprendere, anche in campo gerontologico si è affermata la validità della educazione permanente.

Rivalutato il fatto che “Non si smette mai di imparare” è bene anche ricordare che le radici della parola educare hanno a che vedere “col tirar fuori”, ossia far venir fuori il talento di ogni persona, aiutarla sul sentiero della sua formazione umana. Intendo con formazione umana, quello che dovrebbe scaturire dalle esperienze di vita e dalle riflessioni che essa comporta, ovvero ciò che consegue dalle esperienze visibili e invisibili. Qualcuno ha detto che siamo esseri spirituali che stanno facendo una esperienza terrena, e questa esperienza ci dovrebbe aiutare ad evolvere dal punto di vista materiale e spirituale. Materiale in quanto abbiamo a che fare ogni giorno con esperienze legate alla terra, il bisogno di respirare, sentirsi in forma, avere un lavoro che ci sostenga, degli affetti e poi ci sono le esperienze legate al cielo al conoscere ciò che trascende, la vita interiore, il rapporto con Dio.

Entrambe le dimensioni fanno parte contemporaneamente della formazione umana, anche se a volte siamo sbilanciati più in un senso o in un altro. Riunire il percorso, sentirsi a proprio agio in terra e in cielo, sentirsi parte del tutto è uno degli intenti fondamentali che muove il viaggio. L’’idea di età, appartiene solo a questa dimensione terrena, quando lavoriamo con le creature in evoluzione, l’idea di anziano, bambino, adulto diviene una convenzione. L’anima ha le sue leggi, oltre le nostre riflessioni: alcune scritture parlano di cicli di vita che si succedono, fino a quando l’anima si sia ripulita dal karma che la tiene legata alla dimensione terra. Altre filosofie raccontano che essa passa, di dimensione in dimensione, fino al ricongiungimento con l’assoluto. Oppure, quella che sento più vicina, che siamo in una pulsazione continua che ci rimanda costantemente a Dio e ci riporta sulla terra, fino al giorno che potremo ricongiungerci in lui per l’eterno. Qualunque sia il sentire, è importante accogliere ogni giorno come una nuova rinascita, con il nostro bagaglio, ma costantemente in cammino.

In questa direzione quando lavoriamo con l’altro, siamo consapevoli di lavorare con “i bambini di domani”, di sostenerli nel ripulire convinzioni radicate, abitudini nocive, trovare insieme l’energia per dare forza alle loro radici. Nutrire una creatura con esperienze spirituali, di ascolto di sé, e di espressione dei propri talenti ha una importanza tale che non deve essere certo essere relegata “come qualcosa da fare per riempire il tempo”. La dignità di una persona passa anche dal non circoscriverle in convenzioni, e anche se la stanchezza, la fretta, gli sbalzi di umore ci portano talvolta lontano da noi stessi, già conoscere la strada per ritornare a casa ci rende più disponibili, umili e aperti a ripartire ogni volta.

In una Comunità spesso la quotidianità è ripetitiva, certi schemi divengono rassicuranti, spesso abbiamo una fragilità tale che la sicurezza le ripetizioni sono anche esse fonte di benessere. Se le sicurezze le abbiamo scelte e sono fonte di benessere ben vengano, ma se invece divengono paraventi, allora sarà bene darsi una svegliata. Certo iniziare dei lavori di meditazione con persone in casa di riposo non è facile: ci sono abitudini, credenze, attaccamenti sedimentati da tempo, ho notato quanto sia importante avere con le persone un patto di fiducia precedente l’inizio di un lavoro del genere.  È importante spiegare bene e più volte le cose che andiamo a fare, e strano ma vero, è importante partire dai limiti, anche dai propri, anche di fronte al più piccolo passo, dargli forza, illuminarlo.

Quando ho cominciato a lavorare con il primo gruppo di anziani sono partita dal qui e ora ed è quello che continuo a fare, spesso preparo la meditazione la mattina stessa partendo dalle energie che si muovono in quel momento, da chi parteciperà al lavoro. Per quasi un anno col gruppo ho praticato solo il semplice rilassamento corporeo, poi dalle loro curiosità e timide richieste, si è passati a donare reiki, pulizie energetiche ad esplorare i Chakra e i temi ad essi correlati.  Anche questa esperienza risponde alle leggi terrene, ci sono momenti di grande entusiasmo, altri di arresto, di noia, di curiosità, ma i gruppi hanno imparato ad andare avanti, oltre le turbolenze positive e negative, sentendosi navigatori nel mare delle possibilità.

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