Crescita personale

RAGIONE E SENTIMENTO

Siamo immersi nel mistero, eppure, la supremazia della ragione, schiaccia spesso la meraviglia. L’affidarci, non basta, spesso scegliamo il controllo, in un continuo stato vigile, diveniamo sentinelle di noi stessi, di ciò che cammina attorno alle mura dei nostri timori.

Ci affidiamo alla scienza, con la pretesa, che essa possa risolvere e aggiustare ogni dubbio, ogni ferita, pensiamo che la ripetizione di un meccanismo, la sua osservazione e il suo dominio, ci renda meno fragili, meno in balia di un caso, che percepiamo allo stesso tempo come coincidenza sporadica o come evento funesto, che scombussola o ci porta fuori dal teatro quotidiano.

Viviamo nella presunzione che osservare il funzionamento del creato ci possa rendere simile al principio della creazione, e passeggiamo la vita, in costante sdoppiamento della personalità, per mantenere un’immagine di noi sufficientemente buona, distribuendo ologrammi, che prendono il nostro posto, nelle relazioni sociali, lavorative, amorose. Creiamo miti di plastica, esempi da noi lontani, che ci sviano dal cammino, che ad ognuno è stato affidato.

Integrare il maschile e il femminile dentro, è ben distanti dal mito dell’‘androgino perfetto’, la super creatura, forte, che non deve chiedere mai, che avendo dentro uomo e donna, può fare a meno della relazione per crescere: Una creatura che se la suona e se la canta, innamorata solo di sé stessa e per questo possente. Vaccinata dall’innamorarsi di qualcuno fuori da sé, immune alle emozioni cui è immersa, immune dalla rabbia, dall’estasi, che si nutre solo di sé stessa.

Le relazioni, tra frequenze simili, aiutano a crescere, a confrontarsi con parti di noi, che l’altro ci offre come specchio e che noi offriamo a lui. Bastare a sé stessi, non vuol dire, non incontrare più l’altro, non vuol dire che dobbiamo estendere il ‘dividi ed impera’ in modo così esasperato, da vedere ognuno chiuso e bastante nel proprio mondo. Partecipare, vuol dire che possiamo avere un pensiero non omologato esternamente, un pensiero che non sempre rassicura e compiace un’idea già assodata.

Partecipare vuol dire poter percorrere non solo autostrade e superstrade, ma anche piccoli sentieri, con le stesse possibilità di arrivare, là dove sentire ci spinge e vuol dire poterlo fare avendo sostegno e non continui ostacoli artificiali, che non rispondono alle leggi universali, che non sono messi lì per farci evolvere, ma solo per farci desistere dal nostro lavoro di crescita.

Dedicarsi, alla consapevolezza di cosa portiamo, imparare a volersi bene, non esclude l’altro, anche, quando crea, quella che noi percepiamo come ferita, sempre a patto che viaggiamo sulle frequenze delle affinità elettive, sia in amicizia, nei progetti, come in amore, proviamo a confrontarci tra anime e non tra personalità e caratteri, la differenza, nella qualità della relazione sarà enorme.

Quando da un incontro, a qualsiasi livello, sentiamo di aver scoperto o riacceso una parte di noi, quello è un incontro su frequenza elettiva, se dopo un incontro, ci sentiamo svuotati, abbiamo l’impressione di aver ‘discusso sul niente’, c’è stato la necessità di difenderci e difendere un territorio, quello è stato un incontro tra personalità. Ogni esperienza avviene dentro e fuori di noi, e se è una esperienza di consapevolezza per il nostro cammino, avviene in un luogo altro, un approdo, un noi che non ci porta via da sé, ma crea solo espansione

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Immagine: @marthaJaynephotography – Photo_impression

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